La paura. E’ un tema vastissimo e complesso, che permea la nostra natura umana e al quale nessun essere vivente può dirsi immune.
Come tutti sanno, la sua ragion d’essere risale ai tempi in cui dovevamo preoccuparci della mera sopravvivenza, quando i pericoli avevano le sembianze di animali feroci o tribù nemiche, ed il segnale di allerta poteva salvarci letteralmente la vita.
Perché parlarne in un blog di “orientamento”?
Innanzitutto, perché si tratta di un’emozione che, oggi più
che mai, sentiamo vicina.
Per il mondo intorno a noi, per il futuro che immaginiamo, o che non riusciamo
ad immaginare. E non c’è bisogno – credo – di entrare in dettagli.
Ma anche nel quotidiano, rispetto alle scelte che stanno in nostro potere, la paura ha un grande ruolo. Ci condiziona.
“Starò facendo la cosa giusta?”
“Sarà la scuola/la professione adatta a me?”
“Se sbaglio cosa succederà?”
“Sarò abbastanza bravo/a?”
A nessuno piace avere paura, soprattutto quando rischia di diventare panico…e mandarci in blocco. A livello neurologico, quando entriamo in confusione rispetto ad una scelta che non riusciamo a compiere, perdiamo il 40% della nostra capacità decisionale, con tutto il disagio che ne consegue.
La paura (dal latino pavor = tremore, stato di agitazione) è un compagno di viaggio scomodo, ma non è un errore del sistema.
Va visto piuttosto come un segnale che si attiva quando c’è in gioco qualcosa che sentiamo potrebbe sfuggire al nostro controllo. Paura di sbagliare, di soffrire, sia per cose che possiamo decidere noi nel quotidiano, sia per quelle che siamo costretti a subire per forza maggiore.
Il problema non è sentirla. Anzi. Il problema si crea quando cerchiamo di metterla sotto il tappeto e tapparci le orecchie, perché è proprio in questo modo che deciderà al posto nostro.
Quando non la guardiamo in faccia, infatti, la paura agisce da una cabina di regia interna che guida i nostri comportamenti in modo automatico. Nemmeno ce ne accorgiamo. Ed è questo il modo migliore per ritrovarci a camminare su una strada non autentica.
Se ce la rendiamo amica, invece, se normalizziamo la sua presenza, potremmo iniziare ad instaurare con lei un dialogo consapevole.
La domanda allora non dovrebbe essere: “Come faccio a controllare la paura?”
Ma: “Di cosa ho paura esattamente e perché?”
Dare a questa emozione sgradevole un nome, una descrizione concreta, vivere lo scenario che ci terrorizza fino in fondo, magari scrivendolo su un foglio, ci permette di circoscriverla e ridimensionarla. Di diventare osservatori di quello che ci abita e quindi in qualche modo prenderne le distanze.
Solo a quel punto saremo in grado di attraversarla, restando ancorati alla fiducia che c'è un progetto che vuole realizzarsi e che dentro di noi esiste un centro fermo, il nostro Sole interiore, la stella polare che continua a fare da riferimento, anche quando fuori tutto è incerto.
(A me è stato anche molto utile capire che potevo sostituire la paura con la curiosità! Davanti ad una scelta, rimpiazzare il pensiero "oddio, cosa potrà succedermi di brutto" con "chissà cosa mi aspetta di bello"?😃 cambia completamente l'energia!)
Orientarsi è anche questo: attraverso la conoscenza del tuo potenziale, arrivare ad abbracciare stretto il tuo Sole, non per eliminare la paura, ma per poter scegliere di non lasciarle il timone.
E’ il capitano della tua nave che deve mantenere la rotta, per portarti dove vuoi.
Chi è oggi il capitano della tua nave? Il tuo Sole o la tua Paura?
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