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  Benvenuto e benvenuta. Il mio nome è Elena. Sono un’insegnante, una coach, ma prima ancora un’appassionata dell’invisibile, del mistero ch...

lunedì 24 novembre 2025

"TANTO LO FANNO A SCUOLA..." (davvero?)

 

 

Mi rendo sempre più conto che è difficile far capire ai genitori l’importanza di fare Orientamento. 

Principalmente perché non esiste una cultura vera e propria in merito. Lo si accantona rapidamente pensando che “tanto lo fanno a scuola”. Ma è davvero così?

Leggo quotidianamente sui social gli sfoghi di genitori di adolescenti che non sanno più che pesci pigliare. Vedono i propri figli stanchi, arrabbiati, passivi, indolenti, senza alcuna motivazione allo studio, ma anche senza una minima idea di quello che li appassiona o che vorrebbero approfondire per costruirsi competenze utili alla realizzazione di un obiettivo. E non sanno come aiutarli.
Fermo restando che l’adolescenza è per definizione un periodo di crisi (intesa come momento di transizione) e posto che possono esistere situazioni in cui il disagio è profondo e legato a ragioni socio-famigliari che necessitano l’intervento di uno psicologo o terapeuta, nella maggioranza dei casi sono convinta si tratti proprio di un problema di “disorientamento”.

 Cioè i ragazzi, costantemente immersi nel ritmo frenetico degli stimoli dell’era digitale, non sono stati abituati e incoraggiati a fermarsi e rivolgere lo sguardo al proprio interno, per scoprire dove sta il loro “oriente”, quella scintilla vitale che porta il seme a maturazione per poter poi germogliare e fiorire.

“Nosce te ipsum” – conosci te stesso, è un insegnamento che non passa mai di moda e che di fatto sta alla base di tutto, di qualunque aspetto della nostra esistenza.
Per questa ragione sono tanto convinta della necessità di fare del vero orientamento, non quello che fa la scuola quando organizza gli open day (quello si chiama reperimento clienti), non quello del Ministero che rende obbligatorie 30 ore annue di “didattica orientativa” costringendo di fatto gli insegnanti a fare acrobazie per inventarsi unità didattiche e operare forzature varie nei programmi delle discipline unicamente per poter poi compilare il modulo a fine anno.

E per la stessa ragione ho costruito un metodo che fonde l’esperienza maturata in un ventennio di insegnamento in classe con le tecniche evolutive del coaching, integrandole anche con strumenti pratici quali l’ikigai e il supporto della mappa di nascita. 

Perché l’orientamento vero non rimane in superficie, non è burocrazia da assolvere, ma si muove in un territorio invisibile, unico e assolutamente affascinante. Permettere alla persona di far luce sulla sua bellezza, la riporta a vedere possibilità per sé stessa, all’entusiasmo di seguire un percorso che è autenticamente suo. Non è necessario sapere esattamente “cosa si diventerà” … Prendere una direzione “calda” (nel senso che la si sente significativa per se stessi) è già iniziare a costruire un senso. Ed è di questo che gli adolescenti hanno bisogno, di cui tutti in realtà abbiamo bisogno.

Di direzione e di senso.  

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