E’ un’affermazione che può suonare pesante, ma oggi non lo dico come accusa o critica, piuttosto con la serenità di chi prende oggettivamente atto delle cose.
Innanzitutto servire non ha un significato necessariamente negativo. Benché, infatti, la radice etimologica latina della parola italiana servo derivi dal latino sērvus ("schiavo", "assoggettato"), sottomesso alla volontà di un padrone, l'etimologia profonda è riconducibile alla radice indoeuropea *ser- o *swer- (guardare, custodire) suggerendo un significato originario di "guardiano" o "custode".
Ora, che la scuola possa essere custode dei giovani che le sono affidati non è affatto un brutto concetto, e parzialmente direi che assolve a questo compito.
Purtroppo però la scuola è serva anche nell’altra accezione. Serve il padrone. Custodisce per lui i ragazzi e le ragazze, come un’incubatrice incaricata di sfornare poi cittadini adeguati, dove per adeguati si intende "capaci di aderire alle norme sociali senza metterle in discussione".
Non è solo una questione di contenuti trasmessi ma anche un risultato del fatto che gli insegnanti sono FUNZIONARI. E sotto questa etichetta apparentemente innocua si nasconde l’obbligo implicito di trasmettere ciò che il “padrone” ti impone. Non c’è reale spazio a scuola per il tanto sventolato pensiero critico, dal momento che l’insegnante stesso è il primo a non saperlo o non poterlo esercitare.
Trovatemi un insegnante che contesti le linee generali provenienti dal Ministero rispetto al cosa è necessario insegnare in una determinata fase storica.
Sapete quali sono i temi imprescindibili da promuovere presso i giovani per essere bravi insegnanti nel 2026?
L'apertura alla relatività di genere con annesse carriere alias, la crisi climatica ed energetica presentata in prospettiva catastrofica, la condanna dei cattivi "ufficiali" in questioni geopolitiche, lo spauracchio delle fake news (quando le vere fake news provengono dal mainstream), l’Intelligenza Artificiale e la digitalizzazione delle nostre vite come destino ineluttabile e comunque auspicabile, l’orientamento ridotto ad opportunità di trovare un buon lavoro.
Ecco, trovatemi qualche insegnante che (pur pensandolo, e ce ne sono che lo pensano) sia disposto a dire apertamente che l’Agenda 2030 è una cagata altisonante e che la scuola – allo stesso modo dei media – non è indipendente, ma riveste il ruolo sociale di megafono propagandistico di una visione omogenea e funzionale della realtà, piuttosto che quello di fornire gli strumenti per leggerla.
Si è sempre discusso sul fatto che un insegnante debba o no esprimere la propria opinione davanti ai suoi alunni, soprattutto se questa non coincide con “ciò che va insegnato”. "Non può" – viene detto da più parti - "perché potrebbe influenzare le menti dei suoi studenti". Come se questi non fossero continuamente influenzati da tutto il contesto che vivono.
Ma se il ruolo degli insegnanti è unicamente quello di farsi trasmettitori senza voce in capitolo, senza diritto ad esprimere opinioni personali, viene da chiedersi quanto manca al momento in cui potranno essere facilmente sostituiti da precettori virtuali gestiti dall'IA...
Perché il compito di divulgatori obbedienti che non escono mai dai binari, gli automi lo svolgono altrettanto bene, anzi...forse anche meglio.
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