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  Benvenuto e benvenuta. Il mio nome è Elena. Sono un’insegnante, una coach, ma prima ancora un’appassionata dell’invisibile, del mistero ch...

domenica 5 gennaio 2025

LA CARTA DEL CIELO (O TEMA NATALE)

 




Anche in questo caso, a scanso di equivoci, dobbiamo in primis lasciare da parte i luoghi comuni e le resistenze che partono in automatico quando sentiamo nominare l'Astrologia. Il cosiddetto "tema natale", che non ha nulla a che vedere con previsioni e oroscopi, ma che viene determinato in base  a luogo, giorno e orario di nascita, è in sostanza una mappa della personalità che mostra le modalità delle varie funzioni psichiche individuali (rappresentate dai pianeti e dalla loro disposizione in quel preciso istante), in breve la "fotografia simbolica" dell'essere speciale che viene al mondo. Unica quasi quanto un'impronta digitale. 

Il mio interesse nei confronti di questo che può essere considerato uno strumento "collaterale" potrà sembrare meno inusuale se si pensa che sono un’insegnante di lingue straniere (parlo e insegno francese, inglese e spagnolo, ed ho studiato il tedesco) e che ai miei occhi questo complesso sistema di codici si è presentato inizialmente come un’ennesima lingua da imparare a decifrare, oltretutto particolarmente sfidante perché non basata sul tradizionale sistema alfabetico ma questa volta su una combinazione di simboli, rappresentanti miti e archetipi, con una semantica ed una sintassi a me del tutto sconosciute. 

Decidere di entrare in questo universo (è il caso di dirlo) mi ha arricchita ulteriormente facendomi maturare una maggiore confidenza rispetto alla capacità di mettere a tacere la mente e lasciar parlare la “pancia”, quando opportuno. Inoltre mi ha fornito una formidabile opzione supplementare per poter esplorare l’animo umano e persino intuirne l'anelito verso una certa direzione. Ed è qui che nasce l'aggancio con l'Orientamento. 

Nella Carta del cielo o Tema Natale di ognuno di noi, infatti, è possibile rintracciare attitudini, talenti, risorse, bisogni e tanto altro. Qual è l'energia prevalente in quell'individuo? L'impeto e la passionalità del fuoco, la sensibilità dell'acqua, la rapidità di pensiero dell'aria, o forse la concretezza della terra? Qual è lo spirito che lo anima quando ricerca la sua collocazione nel mondo? L'ambizione, la solidarietà, il desiderio di innovazione, il bisogno di comunicare? E, in base alle sue caratteristiche, quali studi, quali discipline lo affascineranno di più? Dove svolgerà meglio la propria opera: in un ambiente tranquillo e solitario o nel team di una grande azienda? Tenderà ad una libera professione, all'imprenditoria, o piuttosto ad un impiego da dipendente? In particolare la posizione del Sole può dare indicazioni sul progetto di vita, sulla vocazione, su quella che viene chiamata “missione solare”. 

Quella ruota formata da spicchi, linee e simboli, mi ha ricordato tanto la "bussola d’oro" da cui ero partita, riportandomi al concetto di eudaimonia https://www.blogger.com/blog/post/edit/2089708549431506952/2197708723046825684. I pezzi del puzzle hanno trovato la loro collocazione e ne è scaturita l’intuizione di quello che avrei fatto da grande: avrei aiutato le persone, i più giovani in particolare, a ricercare e riconoscere il loro daimon, il loro seme, il loro Sole, il loro senso. Affinché il mondo potesse un giorno essere abitato da individui realizzati nella propria forma più vera, animati dalla gioia di essere “diventati ciò che si è” (A. Maslow), anche per dare il proprio migliore contributo alla società ed essere ciascuno la persona giusta nel posto giusto.


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sabato 4 gennaio 2025

PERCHE' IL COACHING?

Innanzitutto, per non farci fuorviare, chiariamo di cosa stiamo parlando quando parliamo di Coaching, dato che oggi, soprattutto nelle autopromozioni sui social, si tende ad appropriarsi del titolo di Coach in maniera totalmente arbitraria nel momento in cui ci si autoproclama esperti di qualcosa, e con qualcosa intendo proprio "qualsiasi cosa" (il coach dei capelli, il coach della skin care, il coach del pilates al muro e delle chiappe a pesca...mentre scrivevo questo post mi sono addirittura imbattuta nel coach della refrigerazione!! ...
la lista potrebbe essere infinita).

In realtà la professione del Coach è regolamentata in Italia da una legge ben precisa, la Norma UNI 11601 del 2015 https://www.associazionecoachingitalia.it/coaching-norma-italiana-uni-11601/ed è riferita a persone che abbiano completato un regolare e riconosciuto percorso di formazione in Coaching Professionale, e superato l'esame teorico-pratico finale, così conseguendo il relativo diploma. 

Il Coaching Professionale è un metodo di sviluppo che si svolge all'interno di una relazione facilitante basato sull'individuazione e l'utilizzo delle potenzialità della persona per il raggiungimento di un obiettivo. Dunque non è possibile improvvisarsi Coach, così come d'altro canto non è possibile confondere questa figura con quella dello psicologo, in quanto il coaching non ha come finalità la risoluzione di un problema o di eventuali disagi, non indaga la psiche né il passato del coachee (il cliente), non è insomma - e non sostituisce in alcun modo - un terapeuta.

Come può aiutarci il Coaching nella nostra scelta di studio o professionale?

In perfetta linea con quanto spiegato in altri post di questo blog, nessuno sa meglio della persona stessa qual è la strada giusta per sé, in quanto il seme che deve fiorire "dorme" sul fondo della nostra interiorità. Non è detto però che nel corso della nostra esistenza ci siano stati forniti gli strumenti necessari per autoascoltarci ed individuarlo. In effetti nella nostra cultura questo non avviene se non incidentalmente. Così spesso le proprie qualità, i propri talenti, le proprie esperienze di flow, i propri autentici desideri restano inesplorati e inconsapevoli, quando non vengono addirittura oscurati o repressi dalle opinioni ed aspettative di chi pensa di conoscerci e si sente in diritto di decidere per noi. 

Si troverebbe deluso quel genitore che portasse il proprio figlio da un Coach allo scopo di ricevere una scheda tecnica, o un piano di business che assicuri una rapida e fruttuosa carriera nel mondo del lavoro.  Poiché il Coach non guarda l'obiettivo ma la persona che ha davanti. Usa innanzitutto uno sguardo potenziante, valorizzante, e mai giudicante. Non consiglia, non ha idee preconcette, ma anzi come il suo più grande maestro (Socrate, ricordate? https://orientarsiversose.blogspot.com/2024/12/lantica-arte-della-maieutica.html) "sa di non sapere" ed il suo solo intento è quello di far partorire un'autenticità di cui il coachee è l'unico portatore. 

 


Il presupposto ovviamente è che dall'altra parte ci sia una coachability, cioè una vera disponibilità a muoversi verso un obiettivo, nel caso specifico l'emersione delle proprie reali potenzialità e la scoperta di ciò che realmente piace e si desidera fare, al di là di eventuali condizionamenti esterni. 

Il primo strumento per fare ciò sono naturalmente le domande (la maieutica, ricordate?), di cui il Coach si serve consapevolmente nel processo dinamico di avvicinamento al fulcro della questione. Ma ce ne sono anche altri (ad esempio i test sulle personal strenghts, l'ikigai o l'analisi del "tema natale"), che possono essere affiancati come supporto durante il percorso (da notare che quando si parla di percorso in questo ambito non si tratta di mesi, ma di alcuni incontri intervallati da un lavoro personale svolto in autonomia). 

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giovedì 2 gennaio 2025

IKIGAI: IL MOTIVO PER CUI TI ALZI LA MATTINA

 


Ormai sentir parlare di Ikigai non è più una novità, ma quando anni fa mi sono imbattuta per la prima volta in questo termine e nella sua spiegazione ne sono rimasta letteralmente incantata. Non sapevo che esistesse al mondo un'unica parola (giapponese) capace di esprimere un senso tanto complesso e affascinante. Ikigai significa infatti "il motivo per cui ti alzi la mattina", concetto che a quanto pare è assente in molte culture (di sicuro nella nostra), dato che laddove manca la parola manca pure l'idea sottostante.

Non è per nulla scontato, infatti, che nel corso della nostra crescita qualcuno ci abbia insegnato che dovremmo possibilmente avere una ragione per alzarci dal letto, un obiettivo che ci conduca e dia senso al nostro vivere. Voi, ad esempio, ce l'avete un ikigai? E visto che in questo blog si parla molto dell'importanza delle domande (vedi post sulla maieutica socratica https://www.blogger.com/blog/post/edit/2089708549431506952/6671879535314180219) direi che questa è la prima e fondamentale da cui partire.

Ma l'IKIGAI - come vedete nella foto in alto - è anche il corrispondente schema che ci consente di raccogliere i vari elementi scaturiti nel corso della nostra riflessione su noi stessi (Cosa so fare? Cosa mi piace fare? Cosa mi sento chiamato a fare? Come potrei trasformare tutto ciò in una professione?) e di provare a conciliarli e fonderli, trovando una coerenza possibile, e forse chissà - un progetto realizzabile.  

In questo senso è un potente strumento per l'Orientamento come io lo intendo, e imparare ad utilizzarlo è un'ottima competenza da poter poi sfruttare ad ogni età. 

A beneficio di chi non masticasse l'inglese, riporto di seguito una piccola legenda per la corretta interpretazione dell'immagine 

Ciò che ami fare+Ciò che sai fare= Passione

Ciò che ami fare+Ciò di cui il mondo ha bisogno=Missione

Ciò che sai fare+Ciò per cui puoi essere pagato=Professione

Ciò di cui il mondo ha bisogno+ Ciò per cui puoi essere pagato=Vocazione

Il succo è: in che modo ciò che amo fare e che so fare bene può diventare un servizio utile agli altri e  al contempo far sì che io possa guadagnarmi da vivere? In altre parole: come posso trasformare le mie passioni nella mia professione? 

La grande potenzialità di questo strumento consiste nel fatto che gli elementi sono combinabili fra loro in tantissimi modi e dunque non offrirà mai una sola risposta, ma piuttosto una gamma virtualmente infinita di possibilità, che possono rivelarci opzioni a cui non avevamo mai pensato e anche permetterci di reinventarci nel tempo. Poniamo ad esempio che io abbia la passione del canto e che abbia effettivamente un dono in questo senso, ma che tra i miei talenti possa annoverare anche competenze informatiche e tecnologiche oppure organizzative o di comunicazione: potrei decidere di intraprendere la carriera di cantante allo scopo di intrattenere ed emozionare le persone e quindi prediligere la mia parte artistica, ma anche di dedicarmi alla diffusione di video musicali o all'insegnamento del canto o all'organizzazione di eventi canori ... insomma largo alla creatività!

Che dite, non sarebbe bello svegliarsi la mattina ed affrontare la giornata sorretti dalla forza del nostro personale ikigai? 

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LO STATO DI "FLOW"

 



Il FLOW (flusso) è quello stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività che la coinvolge su tutti i livelli (emotivo, fisico e mentale).

Essere in stato di flow implica contemporaneamente: 

    • focalizzazione sull'obiettivo 
    • motivazione intrinseca (che nasce dall'interno, che ha un significato per noi) 
    • emozioni positive
    • senso di gratificazione. 
Per capirci immediatamente possiamo guardare un bambino che gioca, interamente assorto nel suo mondo. E dato che tutti siamo stati bambini non ci sarà troppo difficile ricordare quella sensazione di presenza totale e spontanea in ciò che in quel momento stava impegnando la nostra mente, i nostri sensi, la nostra attenzione. Quanto tempo passava prima che i richiami della mamma giungessero alla nostra coscienza?


Ma anche dopo l'infanzia, tutti abbiamo sperimentato prima o poi nella nostra vita uno stato di flow: nello studio, nel lavoro, nelle relazioni, nelle arti o nello sport. In quest'ultimo caso viene anche definito: trance agonistica

Da notare che affinché questo stato si raggiunga deve esserci un bilanciamento ottimale tra grado di competenza e grado di sfida, poiché se le nostre abilità non sono all'altezza del compito che stiamo svolgendo subentrerà uno stato di ansia e stress e al contrario se il compito è troppo semplice per noi saremo troppo rilassati e ci annoieremo. E dove c'è ansia, stress o noia non può esserci flow. (Questo per caso ci dice qualcosa rispetto al lavoro che facciamo?...)


Individuare quale o quali occupazioni sono capaci di innescare in noi questo stato, facendoci sperimentare una sorta di beatitudine “fuori dal tempo”, è un indizio molto significativo da considerare mentre siamo alla ricerca della nostra “mission” nella vita, poiché ci segnala il punto in cui ci colleghiamo a quella forza universale che tutto anima, facendocene canali e interpreti. 

In quella fusione di un nostro talento con una nostra passione avviene il miracolo.
E' il nostro daimon che si manifesta. (Del daimon ho già parlato qui https://www.blogger.com/blog/post/edit/2089708549431506952/2197708723046825684

 E tu, quando ti senti in stato di flow?

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