Benvenuti su OrientArsi

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  Benvenuto e benvenuta. Il mio nome è Elena. Sono un’insegnante, una coach, ma prima ancora un’appassionata dell’invisibile, del mistero ch...

martedì 21 aprile 2026

QUINTA SUPERIORE: QUANDO TUTTO E' POSSIBILE

Per chi, come me, non si percepisce più come un’insegnante tout court, ma piuttosto come una figura ibrida che unisce insegnamento, coaching e orientamento, ciò che è rimasto di più interessante nella scuola superiore… sono i ragazzi. I ragazzi e le ragazze, ovviamente. Le persone, insomma. Coloro che hai davanti, ogni giorno.

E che, quando li osservi con "l’occhiale del coach", come ci insegnano durante la formazione, iniziano gradualmente a staccarsi dallo sfondo, ad emanciparsi dallo status di figurine appiattite su un album – o su un registro – dalle quali ci si aspetta una prestazione, un voto, un risultato. Poco a poco acquisiscono rotondità, tridimensionalità, una complessità che, per quanto mi riguarda, non è tanto quella psicologica (non sono tra quelli che pensano che gli insegnanti debbano fare gli psicologi), quanto piuttosto quella di una peculiarità, di un talento che attraverso loro si manifesta e che sono chiamati, in qualche modo, ad incarnare.

Mi piace mettermi in presenza, fermarmi in ascolto. Osservare dal centro intuitivo e “sentire” quale energia emana ciascuno. L’entusiasmo, il timore, l’urgenza, la leadership, la creatività. Chi è già nel domani e chi invece resta sospeso. Chi è indeciso, chi si sente perso, chi vorrebbe ma teme di non potere, chi è allineato senza saperlo, chi si sminuisce, chi ha bisogno di uno sguardo che lo riconosca, chi sogna in grande e quasi si vergogna a dirlo.

C’è quella sospensione magica, in questo momento della vita. La ricordate, voi che avete la mia età? Quella sensazione che tutto sia possibile, quella sorta di abisso che dà vertigine, che non è "paura di cadere ma voglia di volare". Un tempo fragile e potentissimo insieme, in cui basta poco per aprire o per chiudere possibilità.

E allora la cosa migliore che posso augurarmi – per loro, ma anche per me nel mio ruolo – è che il daimon con il quale sono nati non venga soffocato dalle aspettative eccessive, dal cinismo, dai pregiudizi limitanti, dalla banalità quotidiana che appiattisce tutto. Che invece trovi spazio, respiro, occasione.

Che abbia la forza di diventare il loro IKIGAI: il motivo per cui svegliarsi la mattina con il sorriso, con la motivazione, con quella sottile ma tenace consapevolezza di essere sul proprio cammino.

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giovedì 16 aprile 2026

COME ALLUNGARSI LA VITA

 



Allungare la propria vita. E' possibile?

Quando ero molto più giovane di adesso - quando ancora non si parlava di rigenerazione cellulare o altri metodi d'avanguardia per rallentare i processi di senescenza - ho avuto una conversazione con un amico di allora, il quale sosteneva che siccome non ci è dato di poter aggiungere un solo giorno alla durata – quindi alla lunghezza - della nostra vita, lui stava provando ad ALLARGARLA.

Il che significava, per lui, mettere tante più cose dentro ogni singola giornata, fare tutto quello che gli piaceva, lo attirava o comunque voleva sperimentare.

Ho trovato quell’idea molto interessante, o perlomeno originale:...non puoi agire sulla lunghezza...quindi prova con la larghezza!…

Salvo poi accorgermi che quella soluzione andava presto a scontrarsi con i limiti della “tenuta” umana, per cui il risultato sarebbe stato vivere ad un ritmo che portava sia a non godersi pienamente le esperienze, sia a consumare rapidamente le nostre energie. Di fatto alla frenesia di non riuscire a fare mai abbastanza, il che semmai dava la sensazione di averne sempre meno, di tempo a disposizione, non di più.

Dunque ho fatto un passo in più e ho formulato una nuova ipotesi: se non possiamo né allungare né allargare la vita, potremmo forse...approfondirla? Altrimenti detto: dopo aver esplorato la lunghezza e la larghezza, non ci resta che tentare con la profondità.

Cosa intendevo con questo? Scoprire e valorizzare la terza dimensione si traduce di fatto nell’essere estremamente presenti a quello che facciamo. 

Come insegnano tutte le tradizioni di saggezza, sviluppare la capacità di tenere tutta la nostra attenzione nel qui e ora, ascoltare davvero la persona con cui stiamo parlando, gustare pienamente quel piatto che stiamo mangiando, sentire sotto i piedi il terreno mentre stiamo camminando...amplia letteralmente le proporzioni del tempo, e ne ricaviamo una percezione dilatata dell’esperienza che, infine,ci nutre in un modo totalmente diverso, sottraendoci all’ansia del tempo che fugge.

Oggi la chiamano mindfulness

Ma al di là del nome, la mia intuizione di allora già mi comunicava che andare in profondità, scendere in verticale nell'adesso...

Forse è davvero l’unico modo che abbiamo, magari non per allungarci, ma per avere PIU' vita.

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venerdì 3 aprile 2026

CHI FA LE TUE SCELTE? LA PAURA AL TIMONE

 

 Immagina di essere al timone di una barca, in mezzo al mare e ci sono un  sacco di demoni inquietanti, brutti che vivono sotto coperta e hanno fatto  un patto con te.

La paura. E’ un tema vastissimo e complesso, che permea la nostra natura umana e al quale nessun essere vivente può dirsi immune. 

Come tutti sanno, la sua ragion d’essere risale ai tempi in cui dovevamo preoccuparci della mera sopravvivenza, quando i pericoli avevano le sembianze di animali feroci o tribù nemiche, ed il segnale di allerta poteva salvarci letteralmente la vita.

Perché parlarne in un blog di “orientamento”?

Innanzitutto, perché si tratta di un’emozione che, oggi più che mai, sentiamo vicina.
Per il mondo intorno a noi, per il futuro che immaginiamo, o che non riusciamo ad immaginare. E non c’è bisogno – credo – di entrare in dettagli.

Ma anche nel quotidiano, rispetto alle scelte che stanno in nostro potere, la paura ha un grande ruolo. Ci condiziona.

“Starò facendo la cosa giusta?”

“Sarà la scuola/la professione adatta a me?”

“Se sbaglio cosa succederà?”

“Sarò abbastanza bravo/a?”

A nessuno piace avere paura, soprattutto quando rischia di diventare panico…e mandarci in blocco. A livello neurologico, quando entriamo in confusione rispetto ad una scelta che non riusciamo a compiere, perdiamo il 40% della nostra capacità decisionale, con tutto il disagio che ne consegue.

La paura (dal latino pavor = tremore, stato di agitazione) è un compagno di viaggio scomodo, ma non è un errore del sistema.

Va visto piuttosto come un segnale che si attiva quando c’è in gioco qualcosa che sentiamo potrebbe sfuggire al nostro controllo. Paura di sbagliare, di soffrire, sia per cose che possiamo decidere noi nel quotidiano, sia per quelle che siamo costretti a subire per forza maggiore.

Il problema non è sentirla. Anzi. Il problema si crea quando cerchiamo di metterla sotto il tappeto e tapparci le orecchie, perché è proprio in questo modo che deciderà al posto nostro.

Quando non la guardiamo in faccia, infatti, la paura agisce da una cabina di regia interna che guida i nostri comportamenti in modo automatico. Nemmeno ce ne accorgiamo. Ed è questo il modo migliore per ritrovarci a camminare su una strada non autentica.

Se ce la rendiamo amica, invece, se normalizziamo la sua presenza, potremmo iniziare ad instaurare con lei un dialogo consapevole.

La domanda allora non dovrebbe essere: “Come faccio a controllare la paura?”

Ma: “Di cosa ho paura esattamente e perché?”

Dare a questa emozione sgradevole un nome, una descrizione concreta, vivere lo scenario che ci terrorizza fino in fondo, magari scrivendolo su un foglio, ci permette di circoscriverla e ridimensionarla. Di diventare osservatori di quello che ci abita e quindi in qualche modo prenderne le distanze. 

Solo a quel punto saremo in grado di attraversarla, restando ancorati alla fiducia che c'è un progetto che vuole realizzarsi e che dentro di noi esiste un centro fermo, il nostro Sole interiore, la stella polare che continua a fare da riferimento, anche quando fuori tutto è incerto. 

(A me è stato anche molto utile capire che potevo sostituire la paura con la curiosità! Davanti ad una scelta, rimpiazzare il pensiero "oddio, cosa potrà succedermi di brutto" con "chissà cosa mi aspetta di bello"?😃 cambia completamente l'energia!) 

Orientarsi è anche questo: attraverso la conoscenza del tuo potenziale, arrivare ad abbracciare stretto il tuo Sole, non per eliminare la paura, ma per poter scegliere di non lasciarle il timone.

E’ il capitano della tua nave che deve mantenere la rotta, per portarti dove vuoi.

Chi è oggi il capitano della tua nave? Il tuo Sole o la tua Paura?

 

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