Causa deformazione professionale da Coaching, ho l’abitudine di proporre agli alunni che arrivano in prima Superiore un piccolo sondaggio in ingresso, per cercare di farmi un’idea di come è avvenuta la scelta di quel particolare indirizzo. In sostanza, cosa li ha spinti ad essere qua oggi, nella mia classe.
Sono riuscita così ad individuare alcuni “errori” primari che si commettono nell’affrontare la scelta della scuola “post terza media”. O se non vogliamo chiamarli errori, diciamo piuttosto criteri disfunzionali di valutazione.
Ve li riporto di seguito:
1) Seguire gli amici. A questa età le amicizie sono molto importanti e possono condizionare la scelta di chi non ha una particolare predilezione per una disciplina o per l’altra. Così la “relazione” prevale sulla “direzione”.
2) Basarsi SOLO sui voti. Certo, è naturale che avere ottimi voti in una determinata materia sia un buon indizio per valutare le proprie inclinazioni, tuttavia non è automatico che la facilità con cui riusciamo in qualcosa sia proporzionale al piacere che ci suscita farla.
3) Per esclusione. Non sapendo assolutamente dove sbattere la testa perché non c’è nulla che motivi realmente ad una scelta, si finisce per ragionare “in negativo”, cioè non si sceglie realmente ma piuttosto si “fugge” da qualcosa di indesiderato.
4) Per comodità logistica. Qui il punto non è tanto il “cosa” ma il “come”. Si può dormire di più la mattina perché la scuola è vicina, è più facilmente raggiungibile, si può andare a pranzo dalla nonna... insomma tutto ciò che ruota intorno costa meno sacrificio.
5) Accontentare i genitori. Che vengano espresse apertamente o che siano mascherate da buoni consigli, le aspettative o le preferenze dei genitori hanno spesso un peso sulla scelta di un certo indirizzo scolastico. Con risultati a volte disastrosi.
Posto che nessuno dei criteri elencati è sbagliato in assoluto, perché hanno tutti un senso, lo diventano (sbagliati) qualora siano il motivo predominante che determina la scelta.
Cosa hanno quindi in comune questi cinque “errori”? Il fatto che originano tutti dalla stessa mancanza di consapevolezza di quello che davvero caratterizza, piace, appassiona, motiva.
E prima o dopo – garantito - il nodo arriverà al pettine.
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