Per chi, come me, non si percepisce più come un’insegnante tout court, ma piuttosto come una figura ibrida che unisce insegnamento, coaching e orientamento, ciò che è rimasto di più interessante nella scuola superiore… sono i ragazzi. I ragazzi e le ragazze, ovviamente. Le persone, insomma. Coloro che hai davanti, ogni giorno.E che, quando li osservi con "l’occhiale del coach", come ci insegnano durante la formazione, iniziano gradualmente a staccarsi dallo sfondo, ad emanciparsi dallo status di figurine appiattite su un album – o su un registro – dalle quali ci si aspetta una prestazione, un voto, un risultato. Poco a poco acquisiscono rotondità, tridimensionalità, una complessità che, per quanto mi riguarda, non è tanto quella psicologica (non sono tra quelli che pensano che gli insegnanti debbano fare gli psicologi), quanto piuttosto quella di una peculiarità, di un talento che attraverso loro si manifesta e che sono chiamati, in qualche modo, ad incarnare.
Mi piace mettermi in presenza, fermarmi in ascolto. Osservare dal centro intuitivo e “sentire” quale energia emana ciascuno. L’entusiasmo, il timore, l’urgenza, la leadership, la creatività. Chi è già nel domani e chi invece resta sospeso. Chi è indeciso, chi si sente perso, chi vorrebbe ma teme di non potere, chi è allineato senza saperlo, chi si sminuisce, chi ha bisogno di uno sguardo che lo riconosca, chi sogna in grande e quasi si vergogna a dirlo.
C’è quella sospensione magica, in questo momento della vita. La ricordate, voi che avete la mia età? Quella sensazione che tutto sia possibile, quella sorta di abisso che dà vertigine, che non è "paura di cadere ma voglia di volare". Un tempo fragile e potentissimo insieme, in cui basta poco per aprire o per chiudere possibilità.
E allora la cosa migliore che posso augurarmi – per loro, ma anche per me nel mio ruolo – è che il daimon con il quale sono nati non venga soffocato dalle aspettative eccessive, dal cinismo, dai pregiudizi limitanti, dalla banalità quotidiana che appiattisce tutto. Che invece trovi spazio, respiro, occasione.
Che abbia la forza di diventare il loro IKIGAI: il motivo per cui svegliarsi la mattina con il sorriso, con la motivazione, con quella sottile ma tenace consapevolezza di essere sul proprio cammino.
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