Con il permesso dell'autrice - Tanya Amaduzzi (su FB gestisce la bellissima pagina Spacciatrice di Mondi Risonanti) condivido oggi la storia del Semino Insicuro. E' una storia toccante, in cui tanti si possono certamente riconoscere e che ritengo molto collegata alla visione di orientamento che cerco di proporre.
Quando ci troviamo in un momento delicato di scelta, le tante voci esterne di coloro che pretendono di indirizzarci - e che rimbalzano continuamente fra i nostri pensieri - invece di esserci di aiuto, in alcuni casi, rischiano di bloccarci in uno stallo doloroso, impedendoci di crescere. La paura di sbagliare, di deludere, ci congela; il perfezionismo vorrebbe che ci muovessimo solo dopo aver elaborato il percorso in tutti i dettagli, destinazione compresa; e il desiderio di essere approvati esigerebbe la garanzia di non poter fallire. E così dover scegliere in quale direzione fare il primo passo diventa una tortura.
Ma l'unico fallimento possibile in realtà è quello di non essere fedeli a sé stessi. Ritrovarsi a vivere una vita progettata da altri, apparentemente impeccabile ma priva di verità, e quindi di gioia.
Per fortuna nella vita del Semino Insicuro arriva un click ... e poi non vi racconto come va a finire, se no che gusto c'è a leggere la storia? (Scopritelo!)😊
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C’era una volta un semino molto serio.
Non perché fosse vecchio, ma perché aveva capito presto una cosa:
tutti gli dicevano come doveva crescere.
Il semino viveva in un grande prato pieno di consigli non richiesti.
C’era chi gli diceva:
— Cresci in fretta!
— No, cresci piano!
— Devi diventare un albero grande!
— Meglio un fiore piccolo, ma carino!
— Attento, se sbagli terreno non fiorirai mai!
Il semino ascoltava tutti.
E più ascoltava, più rimaneva… fermo.
Aveva paura di sbagliare forma.
Paura di non essere nutrito abbastanza.
Paura che, se avesse scelto da solo, nessuno sarebbe venuto ad annaffiarlo.
Così passavano i giorni.
Il sole sorgeva.
La pioggia cadeva.
E il semino rimaneva lì, sottoterra, a pensare.
Un giorno passò di lì un lombrico anziano, con l’aria di chi aveva visto molte stagioni.
Si fermò accanto al semino e disse:
— Sai qual è il problema tuo?
Il semino trattenne il respiro.
Finalmente qualcuno che sapeva.
— Stai cercando una forma perfetta prima di sapere chi sei.
E la forma, caro mio, viene dopo che inizi a crescere.
Il semino rimase in silenzio.
Dentro di lui qualcosa fece click.
Non un grande evento.
Più una sensazione semplice, come quando smetti di trattenere la pancia.
Allora fece una cosa rivoluzionaria:
smise di chiedersi se sarebbe diventato abbastanza.
E iniziò ad ascoltare il calore dentro di sé.
Non forzò.
Non scelse in base alla paura.
Non aspettò il permesso.
Allungò una radice.
Solo una.
Per sentire.
Scoprì che la terra c’era.
Che il nutrimento arrivava mentre si muoveva.
Che non serviva spingere: bastava fidarsi del proprio ritmo.
Col tempo, il semino crebbe.
Non come avevano previsto gli altri.
Ma come era giusto per lui.
E la cosa curiosa fu questa:
più trovava la sua forma,
più smetteva di avere paura di non essere sostenuto.
Perché aveva scoperto il segreto che nessuno gli aveva detto:
quando ti connetti a te stesso,
la vita sa già come risponderti.
“Non devi sapere cosa diventerai. Devi solo iniziare a crescere.”
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