E’ settembre e “si torna sui Banchi di scuola”.
Quante volte abbiamo sentito questa frase, così tipica da passare inosservata.
A forza di ripeterla non ci siamo accorti che il “banco” è effettivamente diventato il simbolo archetipico della scuola.
E quest’anno voglio farvela sentire pienamente, questa parola: BANCO.
Voglio dar voce a quel disagio che puntualmente mi interpella quando mi ritrovo davanti a quello schieramento di corpi seduti, e trasformarlo in riflessione.
Immaginate queste migliaia di giovani persone che per tutta l’estate si sono mosse fra casa, uscite con gli amici, vacanze (per chi può), magari qualche lavoretto stagionale, attività sportive, feste, eccetera eccetera.
Poi all’improvviso un bel giorno suona una campanella e le stesse giovani persone entrano in un’aula e si siedono ordinatamente, tutte, ad un banco. Già l'immagine mette di per se stessa una certa angoscia.
Ma se iniziamo a pensare a quante ore dovranno passare sedute lì, e per quanti giorni?
Facendo un rapido calcolo (che non è il mio forte, quindi potrei sbagliare), considerando una media di 5 ore giornaliere – perché spesso sono 6, ma non di 60 minuti, e poi vanno considerati gli intervalli …
I giorni di attività didattica prevista in un anno scolastico sono almeno 200.
5x200=1000 ore spalmate su una trentina di settimane complessive.
Mettiamo pure che una 60ina di ore siano di educazione fisica.
Insomma gli alunni delle nostre scuole, tra l’autunno e la primavera restano sulle 900 ore seduti a un banco. Per dieci anni, conteggiati per difetto.
Ora, io non voglio fare l’apologia dell’outdoor education o drammatizzare troppo.
Ma se proviamo a ragionare sul concreto… Cosa succede alla nostra energia quando ci sediamo? Pensateci, ci sentiamo più o meno brillanti?
Fisiologicamente:
- il metabolismo rallenta
- l’afflusso di ossigeno al cervello rallenta
- la sensazione di attivazione diminuisce e si azzera l’energia cinetica
Insomma quanto ci vuole prima che quel senso naturale di rilassamento arrivi a diventare...disattivazione progressiva, per sfociare poi nella sonnolenza...specie se non siamo esattamente impegnati in un’attività che ci interessa particolarmente? (...ho usato volutamente un eufemismo...)
E’ facile comprendere che la situazione non favorisce le prestazioni intellettive, tanto meno l’apprendimento, che, per avvenire, necessita di emozioni positive e forte motivazione.
Cosa provano “loro”? (I soggetti seduti?)
Io non credo siano mai stati abituati a chiederselo esplicitamente, ma non è difficile immaginare come si sentano ad un livello profondo. Ordinati, schierati, obbligati. Persino arrabbiati.
Io stessa, in quanto persona molto dinamica, non riesco a fare lezione seduta, ma me ne sto per tutto il tempo in piedi, spesso camminando tra i banchi. In mezzo a giovani persone che, invece, per alzarsi in piedi devono chiedere il permesso. Provo un senso di ingiustizia, di costrizione. C’è qualcosa di innaturale in quello che gli imponiamo.
Del resto “è la vita”, ...e come la fai la scuola sennò?
Non è facile pensare a soluzioni alternative.
C’è chi ha provato ad inventarsi gli ambienti di apprendimento, i banchi modulari, insomma qualcosa di più flessibile. Ma nel 90% dei casi la realtà è che arrivi la mattina, ti siedi al banco e ci rimani per ore. Fino a primavera inoltrata. Fino a 18 anni.
C’è una soluzione? Se c’è, io non ce l’ho.
Ma intanto facciamoci la domanda…, perché se siamo onesti ci rendiamo conto che palesemente “castrare le energie” è diverso dal “contenerle”, e in questa modalità c’è una buona probabilità che avvenga, vanificando così tutte le nostre buone intenzioni di produrre apprendimento.
Prima o poi qualcuno troverà una soluzione geniale e definitiva, ma fino ad allora, fino a quando “le banc oblige”… Usiamo almeno consapevolezza e buon senso.
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