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giovedì 27 novembre 2025

PUNIRE I FIGLI PERCHE’ HANNO BRUTTI VOTI. SERVE?

 


Spesso mi capita di leggere sui social – nei gruppi dedicati - richieste di consigli su questo argomento da parte di genitori che vedono i figli accumulare insufficienze a scuola, che sono svogliati, passano il tempo sul divano col telefono in mano e le cuffie alle orecchie, non mostrano alcun interesse per lo studio, si comportano male e di fatto sono causa per loro di grande preoccupazione.

Uno dei metodi che va per la maggiore è quello che prevede la punizione: togliere il cellulare – sospendere gli allenamenti di calcio – chiuderli in camera – vietare le uscite fino a che non daranno prova di aver compreso che devono cambiare passo e fare il loro dovere.

Io non ho assolutamente la pretesa di dire se il metodo punitivo sia giusto o meno; non sono una pedagogista, ma personalmente ritengo che imporre dei SANI confini sia ricompreso fra gli ineludibili doveri dei genitori.

Piuttosto - da coach - mi pongo la domanda: è efficace? Intendo…il risultato atteso c’è? E dura più di un battito di ciglia? Mi è capitato di avere alunni che – privati ad esempio del loro sport preferito nel tentativo di aumentare il loro profitto scolastico – diventavano solo più tristi e irascibili.

In generale mi pare che affrontare il problema in questo modo ricalchi un po’ quello che fa la medicina tradizionale con il sintomo quando interviene con un farmaco per spegnerlo senza interrogarsi sulla causa che lo ha generato. Hai mal di testa? Prenditi una pastiglia. Tuo figlio non si impegna? Ricattalo, facendo leva su qualcosa che ha a cuore.

Ma il perché hai mal di testa o il perché tuo figlio non si impegna restano lì. Pronti a riemergere.

Più che spegnere quello che non vogliamo vedere, bisognerebbe far luce su cosa lo provoca.

Siamo tutti diversi, ma una cosa ci accomuna: abbiamo tutti bisogno di poter prima conoscere e poi esprimere la nostra unicità. Sentire che possiamo farlo, che ci è permesso, che l’ambiente che abbiamo intorno (sia esso scolastico o famigliare) ci valorizza per le nostre caratteristiche invece che opprimerci dentro uno schema, rinnova immediatamente la nostra fiamma vitale. E forse a quel punto cambia anche il nostro atteggiamento verso il mondo.

Se piuttosto che voler "risolvere" provassimo ad "accendere"

 

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