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  Benvenuto e benvenuta. Il mio nome è Elena. Sono un’insegnante, una coach, ma prima ancora un’appassionata dell’invisibile, del mistero ch...

lunedì 12 gennaio 2026

L'ESPOSIZIONE DELL'INFANZIA - BABYSTAR e SEMI BRUCIATI

 

Immagini di Bambini stilizzati che usano computer - Download gratuiti su  Freepik

Oggi mi sento di scrivere di questo argomento, perché davvero è un fenomeno che inizia ad amareggiarmi parecchio. Sempre più spesso, nei nostri (ammessi o negati) scroll quotidiani, vediamo comparire volti di bambini che:
  •       Vengono mostrati dai genitori mentre interagiscono con loro in maniera tenera e divertente come solo i piccoli sanno fare  
  • Gestiscono addirittura in maniera autonoma dei video con tanto di canali collegati, cioè sono dei veri e propri baby-influencer 
  •  Diventano le star di spettacoli gestiti da adulti (vedi Ruffini)

Ora, io non sto qua a far la morale a nessuno, ma un paio di domande me le pongo. La prima è: dove sono i genitori di quei bambini (intendo quelli che hanno il pudore di non comparire nei video insieme a loro)? Sono dietro le quinte a spronarli? O sono talmente distratti da essere all’oscuro di questo “passatempo”?

A seguire: dove sono le istituzioni? Quelle che dovrebbero far applicare la Carta dei Diritti dell’Infanzia, che ipocritamente fanno studiare a scuola? Se non sbaglio, tale documento sancisce per i bambini il diritto alla protezione, al gioco e alla privacy, tre diritti che vediamo quotidianamente violati nell’indifferenza generale e, anzi, con il consenso di chi prioritariamente avrebbe il dovere di tutelarli.

Protezione: ART. 32 Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale.

Quando un genitore espone i suoi figli in tenerissima età per diventare un fenomeno social, catturare like, far crescere una pagina, in sostanza creare business, li sta proteggendo o non si tratta piuttosto di trarre vantaggio da loro?

Bambine che si atteggiano a donne nelle movenze e nelle pratiche, insegnando alle loro coetanee a fare skin care, truccarsi, esibire borse firmate e promuovere prodotti allo scattare del millesimo follower, stanno “giocando” in modo sano o c’è invece da preoccuparsi per il loro “sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale” ecc??? (La privacy non sto neanche a nominarla.)

Quando un artista fonda i suoi spettacoli sulle geniali risposte dei piccoli e noi siamo tra il pubblico, lì a bocca aperta a ridere e applaudire, cosa stiamo facendo?

La risposta è una a tutte le domande: li stiamo “utilizzando” (ho voluto evitare di proposito il termine “sfruttamento” ma ce l’ho sulla punta della lingua). Ci stiamo nutrendo (economicamente o moralmente) della loro energia. Noi forse abbiamo bisogno di loro, ma loro hanno bisogno di questo?

Di crescere sviluppando dipendenza dall’euforia dopaminica creata dall’esposizione mediatica? Non è di mia competenza fare previsioni di tipo psicologico, ma dal semplice osservare con il cuore ciò che accade, nasce in me un rifiuto deciso, un senso di inaccettabilità verso quello che adulti incoscienti stanno facendo ai loro piccoli senza rendersene conto (spero). 

Un bambino non ha bisogno di un pubblico, ha bisogno piuttosto che siano i suoi adulti di riferimento - i genitori o chi per loro - a vederlo davvero. E che sappiano fare una cosa difficilissima: resistere alla tentazione di utilizzarli per scopi che non hanno a che vedere con il loro benessere. 

Qualcuno potrebbe obiettare che – proprio io che mi occupo di Orientamento – dovrei invece apprezzare che i talenti comunicativi di queste baby-star si manifestino in età così precoce. E di certo non sono i bambini ad essere l’oggetto del mio disappunto. Ma questi talenti andrebbero custoditi negli ambiti famigliari, dapprima soltanto osservati da genitori consapevoli, poi anche nutriti con cura e valorizzati, certamente, ma nelle modalità appropriate. Non si espone mai un seme al sole: sarebbe il modo migliore per farlo seccare.

E se l’adultità media – a sua volta “disorientata” dall’ebbrezza della notorietà virtuale - non è in grado di riconoscere in questo fenomeno un attacco all’infanzia, allora andrebbe urgentemente arginato con leggi adeguate da chi di dovere. 

Per quanto riguarda il riconoscimento e lo sviluppo dei talenti, è auspicabile che inizi da subito, ma il come farlo è tutta un'altra storia, che non somiglia per nulla a questa.

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